GIUDAISMO


GIUDAISMO Orientamenti Bibliografici n. 7 - 1992
GIUDAISMO Orientamenti Bibliografici n. 11 - 1994
GIUDAISMO Orientamenti Bibliografici n. 12 - 1995
GIUDAISMO Orientamenti Bibliografici n. 16 - 1998
GIUDAISMO: LA PREGHIERA EBRAICA Orientamenti Bibliografici n. 21 - 2001


GIUDAISMO

Un avviamento bibliografico al giudaismo implica una definizione, sia pure convenzionale, di ciò che si intende con questo termine rispetto a quello più generale di ebraismo, e di quale sia l'ambito della giudaistica (lemma di scarso uso in italiano) rispetto alle scienze bibliche, alla storia d'Israele, alla letteratura ebraica, etc. Mentre per un'analisi più completa dei contenuti semantici risalenti ai tre gruppi «ebreo», «giudeo», «israelita» si rimanda all'articolo di P. DE BENEDETTI, Per conoscere il giudaismo, in «Studi Fatti Ricerche», 53, 1991, basti precisare che per giudaismo qui si intende quella fase dell'ebraismo iniziata con l'esilio babilonese, e comprendente la tarda età biblica e l'epoca successiva fino a oggi. Alcune caratteristiche del giudaismo sono la preminenza e poi la centralità della Torah scritta e orale nella fede e nella prassi di Israele, l'istituto sinagogale, l'affermarsi di una gestione non-sacerdotale della comunità, la prevalente dimensione diasporica. Le indicazioni bibliografiche che seguono prescindono di proposito dall'ambito biblico.

G. Stemberger, Il Giudaismo classico. Cultura e storia del tempo rabbinico (dal 70 al 1040), Città Nuova, 1991, pp. 352, L. 45.000.
Nell'abbondante produzione editoriale di manuali e introduzioni, quest'opera, la cui edizione italiana è a cura di Daniela e Luigi CATTANI, si segnala perchè offre, in un linguaggio accessibile ai non specialisti ma su solide e aggiornate basi scientifiche (l'Autore insegna giudaistica all'Università di Vienna), una presentazione esauriente e razionalmente scandita, nelle quattro dimensioni del quadro storico, dell'organizzazione del giudaismo rabbinico, del suo mondo religioso e dell'ambiente culturale.

G. Stemberger, Il Talmud. Introduzione, testi, commenti, EDB, 1989, pp. 454, L. 50.000.
L'ampia introduzione su origine, formazione, natura e contenuti del Talmud è seguita da due raccolte di testi scelti, sia di halakhah (pp. 108-216), sia di haggadah (pp. 217-389), adeguatamente commentati, e da un panorama storico sulla fortuna del Talmud (commentatori, polemiche, censure e roghi, edizioni, situazione odierna). Si segnalano alcuni difetti nella traduzione.

A.C. Avril - P. Lenhardt, La lettura ebraica della Scrittura, con antologia di testi rabbinici, Introduzione, traduzione e note a cura di A. MELLO, Qiqajon, 19892, pp. 104, L. 12.000.
Definito dal curatore «la più densa e calibrata introduzione all'esegesi rabbinica che si possa raccomandare», questo piccolo libro di due studiosi cristiani presenta in due parti «La Torah. Le letture della Scrittura», e «La lettura ricerca. Il midrash». Le numerose citazioni sono completate dai quindici testi dell'antologia, aggiunti nell'edizione italiana, testi fondamentali per penetrare nell'ermeneutica ebraica.

J. Heinemann, La preghiera ebraica, Introduzione e traduzione a cura di A. MELLO, Qiqajon, 19922, pp. 164, L. 15.000.
L'Autore (1915-1978), eminente studioso israeliano, ha inteso offrire il pensiero dei maestri della tradizione rabbinica sulla preghiera. L'antologia, accompagnata da un ampio saggio, si divide in cinque temi: «Il Signore è vicino a tutti coloro che lo invocano», «Suppliche e preghiere fatte con violenza», «Fissità e innovazione nella preghiera», «Come si prega?», «Preghiera individuale e preghiera comunitaria», Una seconda parte, «La preghiera sinagogale quotidiana», presenta e commenta le benedizioni che precedono e seguono lo Shemà, e la Amidà feriale o Diciotto Benedizioni.

Schoben - Chorin, Il giudaismo in preghiera. La liturgia della sinagoga, Presentazione all'edizione italiana di P.F. FUMAGALLI, EP, 1988, pp. 210, L. 14.000.
A integrazione del titolo precedente, questo libro, dovuto a uno dei più importanti pensatori ebrei viventi, presenta anche la liturgia del sabato e delle feste.

L. Sestrieri, La spiritualità ebraica, Studium, 1987, pp. 324, L. 23.000.
Il titolo, fisso per tutti i volumi della collana dedicata alla spiritualità non cristiana, può indurre in qualche equivoco. La parola «spiritualità» non è infatti del tutto appropriata per il mondo religioso ebraico: perciò l'Autrice, ebrea, dedica una premessa a precisare il senso del termine. In realtà il libro offre molto di più di quella che nell'uso cristiano è considerata soltanto una parte della realtà religiosa. L'Autrice presenta in un ampio saggio tutte le dimensioni dell' ebraismo dalla Bibbia ad oggi, facendovi seguire, nei «Testi scelti», una ricca esemplificazione di pagine bibliche, rabbiniche, liturgiche, filosofiche, mistiche, chassidiche, fino al sionismo e alla teologia della Shoah.

M. Buber, I racconti dei Chassidim, Garzanti, 1979, pp. XXII-659, L. 22.000.
Questa classica opera, capolavoro di un maestro del neochassidismo, raccoglie detti e fatti del più esteso e noto movimento mistico-popolare ebraico. Va osservato che Buber, in armonia con il proprio modo di intendere lo chassidismo, ne mantiene in ombra gli aspetti più teoretici e teurgici. Inoltre il chassidismo non deve esser visto come un fenomeno coestensivo a tutto l'ebraismo: nonostante alcuni sforzi recenti di proselitismo, esso non è mai stato una componente dell'ebraismo italiano, mediterraneo, orientale.

G. Scholem, Le grandi correnti della mistica ebraica, Il Saggiatore, 1965, pp. 504 (esaurita da molti anni, l'opera è stata ristampata nella stessa traduzione - con alcuni difetti - presso: Il Melangolo, 1986, pp. 394, L. 50.000).
Si tratta dell'opera maggiore di Scholem, lo studioso che impostò su basi scientifiche lo studio della mistica ebraica.

G. Fohrer, Fede e vita nel giudaismo, Paideia, 1984, pp. 258, L. 32.000.
Tra le molte presentazioni del giudaismo come credenze, prassi, riti, questa ha il pregio particolare di essere scritta da un illustre biblista, che ha inteso soddisfare una richiesta congiunta della chiesa evangelico-luterana di Germania e della Conferenza dei rabbini tedeschi, di avere una guida per gli studenti di teologia, gli insegnanti di religione e i parroci. Da tenere presenti alcuni minori differenze rispetto agli usi ebraici italiani e ai testi del rito italiano.

A. Neher, Chiavi per l'ebraismo, Marietti, 1988, pp. XXIV - 126, L. 24.000.
Rispetto al libro di Fohrer, questo sviluppa non gli aspetti rituali, storici, pratici, ma i grandi motivi del pensiero, in coerenza con l'orientamento di Neher, uno dei «teologi» o pensatori religiosi ebrei più rilevanti di questosecolo. Assai utile alla conoscenza dell'A. è l'ampia introduzione all'edizione italiana di T. FEDERICI.

P. Stefani, Il nome e la domanda. Dodici volti dell'ebraismo, Morcelliana, 1988, pp. 340; L. 28.000.
Le dimensioni ebraiche dell'ascolto, dell'interrogazione, del confronto, del commento sono la chiave ermeneutica con cui l'A., ebraista cristiano, interpreta una serie di tematiche fondamentali, dalla ortoprassi all'attesa messianica, dalla benedizione al problema del male, in un quadro di straordinaria acutezza.

D. Lattes, Apologia dell'Ebraismo, Carucci, 1990, pp. 96, L. 15.000.
Apparso per la prima volta nel 1923 nella collana «Apologie» dell'ed. Formiggini e più volte ristampato (talora con il titolo L'idea di Israele), questo celebre saggio tratta in quattro capitoli: Dio, il Profeta, il Messia, i Farisei, ed è tuttora una introduzione efficace all'ebraismo, scritta da colui che è stato forse il maggiore maestro dell'ebraismo italiano odierno.

Prof. Paolo De Benedetti



GIUDAISMO

Come già si è notato nella sezione giudaistica degli Orientamenti Bibliografici (n. 7, 1992),le indicazioni che seguono presuppongono una distinzione semantica tra giudaismo ed ebraismo, o meglio del giudaismo entro l'ebraismo, e prescindono quindi dall'ambito biblico, se non per quel periodo in cui prende forma appunto il giudaismo.

P. Sacchi, Storia del Secondo Tempio. Israele fra VI secolo a.C. e I secolo d.C., SEI, Torino 1994, pp. XXII-529, L. 60.000.
Intesa come nuova edizione della Storia del mondo giudaico (SEI, Torino, 1976) e poi notevolmente ampliata, aggiornata e ripensata, quest'opera, come scrive nella presentazione Romano. Penna, «per il suo carattere fondante... può servire come introduzione storica non solo al cristianesimo, ma anche al rabbinismo, che è parimenti epigono ed erede del periodo del Secondo Tempio». Le quattro parti in cui, dopo l'introduzione, si divide il libro trattano rispettivamente il tempo dell'esilio, il periodo sadocita, la Palestina dal dominio dei Seleucidi alla distruzione del Secondo Tempio, i grandi temi del giudaismo medio. Quest'ultima parte (che adotta la definizione di «giudaismo medio» proposta da G. Boccaccini, v. oltre), che si conclude con un capitolo su Gesù nel suo tempo, è dedicata a temi come la conoscenza, il male, la salvezza, il messianismo, il giusto, la vita oltre la morte, il sacro e il profano, l'impurero e il puro (trattazione, questa, di eccezionale interesse e originalità).

J. Maier, Il Giudaismo del Secondo Tempio. Storia e religione, a.c. di B. CHIESA, Paideia, Brescia 1991, pp. 384, L. 52.000.
L'autore, docente di giudaistica all'Università di Colonia, illustra qui (l'edizione originale tedesca è , del 1990) nelle sue componenti storiche, letterarie e religiose il giudaismo del periodo persiano e quello del periodo ellenistico-romano. Ampio spazio è riservato alle dottrine e alla discussione di problemi metodologici, ai rapporti con il cristianesimo nascente, alla revisione di tesi un tempo comuni e ora contestate (per es. sui sinodi di Jamnia, sulla canonizzazione, sulle «sette».

G. Boccaccini, Il medio giudaismo, Marietti, Genova 1993, pp. 237, L. 35.000.
È questa l'edizione italiana, leggermente variata, di un'opera pubblicata in inglese in America con lo stesso titolo: Middle Judaism. Jewish Thought 300 B.C.E to 200 CE (Fortress Press, Minneapolis 1991). Il sottotitolo dell'edizione italiana - Per una storia del pensiero giudaico tra il terzo secolo a.e.v. e il secondo secolo e. v. - spiega che cosa intenda per «medio giudaismo» il giovane ma già autorevole autore. L'abbandono attuale della definizione del periodo come «tardo giudaismo» ha conseguenze non solo scientifiche, ma anche teologiche. Per un'analisi accurata di questo libro, assai ricco e innovativo, si veda l'ampia recensione dell'edizione americana fatta da P. Sacchi in «Henoch», XIV, 3, dicembre 1992.

G. Stemberger, Farisei, sadducei, esseni, Paideia, Brescia 1993, pp. 200, L. 24.000.
Uscito in edizione tedesca nel 1991, questo libro del professore di giudaistica all'Università di Vienna, presenta e discute le fonti e le dottrine delle principali correnti religiose giudaiche palestinesi in epoca neotestamentaria, sottolineando gli aspetti problematici delle fonti stesse e interrogandosi su quale continuità sia ipotizzabile tra fariseismo e successiva letteratura rabbinica.

Detti di rabbini. Pirqè Avot, con i loro commenti tradizionali, introduzione, traduzione e note a c. di A. MELLO, Edizioni Qiqajon, Bose 1993, p. 236, L. 26.000.
Di questo mai abbastanza letto e meditato piccolo trattato della Mishnà esistevano già due o tre versioni italiane, difficilmente reperibili. Ma questa le supera tutte di gran lunga, sia perchè l'autore - monaco di Bose docente a Gerusalemme - è fra i giudaisti italiani il più «consonante» (in senso etimologico: che «suona» e sente con i Maestri) oltre che uno dei più preparati filologicamente, sia perchè questa è l'unica delle edizioni italiane che presenta un'esegesi del testo a sua volta rabbinica (tra i commentatori è naturalmente presente Maimonide), sia per l'Introduzione alla lettura dei Pirqè Avot (pp. 13-45). È da segnalare l'attenzione del curatore alle sfumature e divergenze del testo: divergenze che, qui e altrove, sono il lievito dell'ebraismo. Dice in proposito Mello: «La verità, in certi frangenti, può essere onorata solamente dalla contraddizione».

J. Neusner, I fondamenti del giudaismo, Giuntina, Firenze 1992, pp. 172, L. 25.000.
Nella sterminata produzione di Neusner il presente libretto (apparso in edizione americana nel 1989) si presenta come il compendio di un'opera maggiore, ed è una sintesi originale incentrata su tre temi: la dottrina, la teologia (cioè il messianismo) e il metodo. È un saggio consigliabile anche per organizzare eventuali precedenti letture sul giudaismo, forse necessarie per una piena utilizzazione della sintesi neusneriana.

M. Hadas-Lebel, Storia della lingua ebraica, Giuntina, Firenze 1994, pp. 146, L. 22.000.
Direttrice della sezione di studi ebraici dell'Istituto Nazionale Francese di lingue e civiltà orientali, l'autrice traccia, in forma divulgativa ma precisa, la storia dell'ebraico nei circa 3400 anni della sua esistenza, dalle prime iscrizioni (ancora non ebraiche) protosinaitiche all'invenzione dell'alfabeto, alla lingua biblica, fino ai problemi ortografici, sintattici, lessicali, gergali dell'ebraico israeliano, alle varietà di pronuncia, alle riforme riuscite o fallite, alle parole straniere. Forse la bibliografia generale - non quella delle note - poteva essere più aggiornata, dal momento che l'edizione francese precede di soli due anni quella italiana, e includere studi italiani.

M. Gilbert, Atlante di storia ebraica, Giuntina, Firenze 1993, pp. 130, L. 28.000.
Come dice il titolo, non si tratta di uno dei numerosi atlanti biblici, ma di un atlante che, partendo dalle prime migrazioni ebraiche all'inizio del secondo millennio a.e.v., giunge rapidamente all'epoca postbiblica e si estende a tutto il periodo diasporico giungendo alle ultime vicende dello stato di Israele (immigrazione dall'Urss) e alla popolazione ebraica mondiale nel 1991.
L'autore, professore ad Oxford, ha scelto di rappresentare in 123 cartine anche fenomeni mai prima registrati, come gli ebrei convertiti al cristianesimo alle origini cristiane, i Kazari, i Caraiti, le accuse di omicidio rituale, le tipografie, i falsi messia, i Rothschild, la leggenda dell'Ebreo errante, interventi militari ebraici dal 1794 al 1967, mille anni di cultura e vita.

C. Estin, Feste e racconti ebraici, Edizioni Dehoniane, Roma 1991, pp. 183, L.16.000. Suddiviso secondo le feste, a partire da Rosh Hashanà fino alle "tre settimane" estive di lutto tra il 17 di Tammuz e il 9 di Av, questo piccolo libro, ottimamente curato e presentato da Marco Morselli nell'edizione italiana, è in realtà una guida all'anno liturgico ebraico: di ogni festa sono descritte l'origine, le caratteristiche, le eventuali evoluzioni, i riti, e vengono poi narrate una o più storie popolari relative alla festa (non si dimentichi che il narrare e il ricordare sono l'anima dell'ebraismo). È un modo veramente raccomandabile di approccio alla realtà ebraica, e nello stesso tempo è il frutto di una lavoro scientifico accurato. Purtroppo, come sempre accade in opere di autori stranieri, la tradizione ebraica italiana, così ricca e gloriosa, non è presente qui.

J. Baumgarten, Lo yiddish, Giuntina, Firenze 1992, pp. 154, L.15.000.
Benchè lo yiddish ( o, con grafia preferibile, jiddish) non sia una lingua semitica, per grammatica e gran parte del lessico, un dialetto altotedesco con apporti lessicali ebraici, aramaici, slavi e romanzi, esso è tuttavia un aspetto essenziale della grande cultura e religiosità ebraica ashkenazita. Il libro del Baumgarten tratta appunto non solo la lingua, ma la letteratura e la cultura jiddish, che, annientata dai nazisti nei luoghi della sua nascita e fioritura, ora sopravvive, in equilibrio precario tra estinzione e ripresa, negli Stati Uniti e in piccolissimi gruppi europei.

S. Benso, Pensare dopo Auschwitz. Etica filosofica e teodicea ebraica, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1992, pp. 262, L. 34.000.
L'autrice, laureata a Torino e dottoranda alla Pennsylvania State University, offre qui un panorama completo dello status quaestionis in una materia che coinvolge filosofia, teologia, letteratura, ebrei e cristiani. Come è scritto nella quarta di copertina, l'opera «va alla ricerca di categorie di pensiero, tanto filosofiche quanto teologiche, atte a tener conto dell'interruzione inconciliabile e irredimibile che Auschwitz presenta nell'orizzonte storico».
A questo mirano le due sezioni del libro: la prima dedicata alla concezione della storia non più come continuum, ma come interruzione, discontinuo e ascolto; la seconda dedicata al concetto di Dio, al fallimento della teodicea e alla «crisi del Dio onnipotente» (con le risposte o proposte dei pensatori che in questi decenni hanno sofferto il problema).

Prof. Paolo De Benedetti



GIUDAISMO

L' abbondante produzione editoriale relativa all'ebraismo (produzione in buona parte proveniente dall'editoria cattolica) si può approssimativamente suddividere in tre categorie, prescindendo dalle tematiche bibliche: giudaismo medio (variamente definito anche, in modo meno soddisfacente, antico, classico, rabbinico) e periodo talmudico; epoca medioevale e moderna; Shoà o Olocausto (questo termine è stato abbandonato per evidenti ragioni). Una categoria a parte raggruppa le opere relative al sionismo e allo Stato di Israele. Le indicazioni bibliografiche che seguono si riferiscono alle prime tre categorie.

G. Stemberger, Introduzione al Talmud e al Midrash, Città Nuova, Roma 1995, pp. 520, L. 65.000 (traduz. il. di M. BARBIERI, ed. italiana, riveduta e aggiornata dall'Autore, a cura di D. e L. CATTANI). Quest'opera fondamentale ha una storia più che centenaria: uscì in prima edizione nel 1887, sotto il nome di Hermann L. Strack (1848-1924) e il titolo (rimasto invariato) Einleitung in Talmud und Midrasch, e fu riveduta dall'autore fino alla quinta edizione del 1920. Ulteriori interventi, lasciati inediti da Strack o aggiunti dal traduttore, figurano nella versione americana del 1931, più volte ristampata. La settima edizione tedesca (1982) reca anche il nome di Gunter Stemberger, che nell'ottava edizione appare come unico autore, per aver completamente rielaborato l'opera originale. Oggi questa Introduzione è tornata a essere un riferimento imprescindibile per lo studio del giudaismo rabbinico, dei suoi metodi ermeneutici, delle sue istituzioni accademiche, della Tradizione orale e della sua fissazione scritta. È da apprezzare il lavoro di «acculturazione» bibliografica svolto dai curatori italiani.

Mistica ebraica. Testi della tradizione segreta del giudaismo dal III al XVIII secolo (a cura di G. BUSI ed E. LOEWENTHAL. Introduzione di G. BUSI), Einaudi, Torino 1995, pp. LXXIV-726, L. 130.000.
La mistica ebraica come oggetto non di pratica ma di scienza è entrata nel mondo degli studi in epoca assai recente, con Gershom Scholem. Forse nessun aspetto dell'ebraismo ha avuto altrettanti e così sprovveduti e dilettanteschi cultori e divulgatori, per lo più fuori del mondo ebraico. Di contro, l'opera di Scholem è ora continuata - oltre che da studiosi direttamente o indirettamente legati al suo metodo - in modo originale da Moshe Idei, suo successore sulla cattedra di mistica dell'Università Ebraica di Gerusalemme. Su questa sponda della ricerca si colloca la presente antologia, una raccolta che crediamo senza paragoni in altre lingue. Se in italiano erano già apparsi piccoli scritti sulla mistica ebraica, a opera di studiosi seri (A.M. Di Noia, E. e A. Toaff, E. Piattelli, M. Perani, S. Sierra e altri), il corpus qui offerto, con ricchezza di note, riferimenti bibliografici e singole introduzioni a ogni testo, consente per la prima volta una visione e una comprensione dirette di tutta la tradizione mistica, dall' «opera della creazione» e l' «opera del carro» fino al chassidismo. Molti scritti (alcuni mai tradotti in nessuna lingua) sono riportati integralmente: così il Libro della formazione, la Misura della statura di Dio, l'Alfabeto di Rabbi Aqiva, il Libro fulgido (Bahir); delle opere più voluminose sono dati testi molto ampi e continui: così a esempio del Libro dello splendore (Zohar) è tradotto tutto il trattato Grande assemblea (Idrà Rabbà).

P. Stefani, Introduzione all'ebraismo, Queriniana, Brescia 1995, pp. 390, L. 42.000.
L'autore, che è uno dei più autorevoli conoscitori e interpreti cristiani del giudaismo (al quale ha già dedicato diversi volumi e la sua opera di docente all'Istituto Ecumenico S. Bernardino di Venezia) offre qui una presentazione del giudaismo postbiblico, medievale e moderno. I sette capitoli del libro trattano rispettivamente: i problemi della definizione e dell'identità ebraica, le vicende storiche dall'inizio dell'era volgare a oggi, le fonti e le istituzioni, i capisaldi della vita religiosa ebraica, la liturgia e il ciclo liturgico, la mistica e il pensiero ebraico, ebraismo e cristianesimo. Ogni capitolo è corredato da una bibliografia e da un'utilissima sezione antologica. Tra le diverse opere introduttive all'ebraismo oggi disponibili, questa si distingue non solo per la completezza, l'aggiornamento e la «consonanza», ma anche per l'attenzione alle esigenze, alle difficoltà e alla mentalità di un lettore cristiano: cristiano che, nello spirito del Concilio e dell'«intrinsecità» dell'ebraismo al cristianesimo proclamata da Giovanni Paolo Il, non può considerare questo tema un semplice, se pur ragguardevole, optional teologico.

A.Z. Idelsohn, Storia della musica ebraica, Giuntina, Firenze 1994, pp. 392, L. 56.000. Pubblicata per la prima volta a New York nel 1929, questa Storia del maggior musicologo ebreo del nostro secolo (Filzburg, Lettonia, 1882-Johannesburg 1938) è un classico della storiografia musicale. L'autore, che fu egli stesso cantore sinagogale (chazzan) e insegnò musica ebraica allo Hebrew Union College di Cincinnati, spazia dal periodo biblico agli anni venti del Novecento, illustrando le tradizioni dei diversi gruppi ebraici, la musica sinagogale, quella popolare, il folklore, la musica chassidica, le tipologie degli esecutori (chazzanim, klezmorim, buffoni, ecc.), le assunzioni di musica ebraica nella musica occidentale. Molto importante l'introduzione di Alberto Jona, curatore dell'edizione italiana, per un inquadramento storico-critico dell'opera. A integrazione, e aggiornamento metodologico e problematico della Storia di Idelsohn va almeno segnalata la raccolta di dieci saggi di E. Fubini, docente di estetica musicale all'Università di Torino, La musica nella tradizione ebraica, Einaudi, Torino 1994, pp. 158, L. 28.000: saggi in cui, oltre alla storia antica e medievale del fenomeno musicale, ha parte notevole la modernità, e in essa il caso Schonberg.
Per quanto concerne la terza categoria bibliografica citata all'inizio, ossia la Shoà, dobbiamo limitarci a indicare, fra le molte, un'opera collettiva: si tratta della traduzione italiana (con l'aggiunta di un'intervista a Leo Valiani) del numero della rivista ebraica francese «Pardès» (nn. 8-9), che nel 1989 pubblicava con il titolo Penser Auschwitz gli atti dell'omonimo convegno tenuto a Parigi l'anno prima. L'edizione italiana ha i seguenti dati bibliografici: Pardes, Pensare Auschwitz, s.I Edizioni Thalassa de Paz, Luca Gentili Editore Tranchida Inchiostro editori, 1995, pp. 340, L 22.000. I sedici saggi sono raggruppati in tre sezioni: «Interrogare», «Dire», «Sperare».
Nella prima una sottosezione, «Il processo alla responsabilità divina», contiene due saggi d Richard L. Rubenstein e Léon Ashkénazi. Alti nomi illustri Shmuel Trigano, Jacques Ellul Annie Kriegel, Irving Greenberg. Un'iniziativa: analoga, nel cinquantenario della fine della Shoà, è in Italia il n. 5/1995 della rivista brescieana «Humanitas« (Morcelliana editrice: Auschwitz 50 anni dopo, con scritti di Davi Bidussa, Paolo De Benedetti, Massimo Giuliani e Elena Loewenthal.

Prof. Paolo De Benedetti



GIUDAISMO

La riflessione attuale su Israele, la sua elezione, il suo significato permanente per i popoli, la sua storia si può oggi ricondurre a tre piste principali, molto interagenti fra loro: che cos'è l'ebraismo (o meglio il giudaismo); qual è l'impatto teologico che la persistenza di Israele ha sulle chiese, sulla loro autocoscienza, sulla loro lettura della Scrittura; come pensare Dio e il male dopo Auschwitz (le cosiddette 'teologie di Auschwitz'). Mentre il primo tema (per il quale rimando agli Orientamenti bibliografici pubblicati su 'Insieme' nel dicembre 1992, 1994 e 1995) si è sviluppato sopra tutto in ambito accademico, come supporto a insegnamenti concernenti la Bibbia, ebraismo, storia della Chiesa, il secondo e il terzo hanno provocato le Chiese dopo la seconda guerra mondiale, a partire dalla Conferenza internazionale contro l'antisemitismo (I dieci punti di Seelisberg, 1947), dall' Assemblea costitutiva del Consiglio Ecumenico delle Chiese, Amsterdam 1948, e dalla Dichiarazione conciliare Nostrae Aetate n. 4 del Vaticano II, 1965.
La teologia di Auschwitz ha avuto uno sviluppo più recente rispetto alla letteratura di testimonianza, ma conta ormai una bibliografia vastissima, che comprende anche i documenti di 'pentimento' delle Chiese (i più recenti, in campo cattolico, sono la Dichiarazione di pentimento dei Vescovi francesi a Drancy, 1997; Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l'ebraismo, e la lettera che il Presidente del Segretariato della CEI per l'ecumenismo e il dialogo, Mons. Giuseppe Chiaretti, ha consegnato al rabbino Elio Toaff e a Tullia Zevi in occasione di una sua visita a loro: entrambi del 1998).
Su questa terza pista diamo qui di seguito alcune indicazioni di lettura, scegliendo opere particolarmente utili per un primo orientamento, ma avvertendo che il panorama bibliografico è in continuo accrescimento, e anche una scelta esemplificativa dei vari approcci è sempre sostituibile da altre ugualmente valide.
Come introduzione generale, si suggeriscono due panorami assai esaurienti per quanto riguarda i pensatori ebrei: S. Benso, Pensare dopo Auschwitz. Etica filosofica e teodicea ebraica (Filosofia e città. Sez. monografie, 2), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1992, pp. 262, L. 36.000 (già presentato in Orientamenti bibliografici del dicembre 1994); M. Giuliani, Auschwitz nel pensiero ebraico. Frammenti dalle 'teologie dell'olocausto', Morcelliana, Brescia 1998, pp. 216, L. 25.000. L'autore, dottore in filosofia presso l'Università ebraica di Gerusalemme e l'Università Cattolica di Milano, commenta il pensiero di ventun maestri ebrei, introducendoli con un'ampia riflessione personale. Per la ricchezza del quadro e la consapevolezza ermeneutica con cui sono affrontate nuove domande teologiche, questo libro è la più importante introduzione alla teologia di Auschwitz oggi disponibile. Degli autori presentati da Giuliani, sono state tradotte in italiano alcune opere: di E. Fackenheim, La presenza di Dio nella storia (Nuovi saggi, 28), Queriniana, Brescia 1977, pp. 130, L. 10.000, che in risposta alla Shoà aggiunge ai 613 precetti sinaitici il 6140 precetto, 'sopravvivere', continuare l'esistenza ebraica; di H. Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz. Una voce ebraica («Opuscola», 25), Il Nuovo Melangolo, Genova 1993, pp. 56, L. 10.000, una delle voci più note e autorevoli di quel 'ramo' della teologia di Auschwitz che potremmo chiamare 'della debolezza di Dio'; di A. Neher, L'esilio della parola. Dal silenzio biblico al silenzio di Auschwitz, (Dabar, «Saggi teologici», 2), Marietti, Casale Monferrato 19972, pp. 254, L. 32.000, il teologo (parola sempre impropria per un pensatore ebreo) del 'forse', della dimensione demonica del silenzio di Dio, della necessità di leggere la Bibbia a partire da Auschwitz e non viceversa; di E. Wiesel, di cui sono state pubblicate in italiano numerosissime opere. Citiamo qui soltanto tre titoli: il celebre libretto suggeritogli da Mauriac, sulla sua esperienza nel campo di sterminio, La notte (Schulim Vogelmann, l), La Giuntina, Firenze 1980 (199814), pp. 112, L. 15.000; Id., Il processo di Shamgorod (Schulim V ogelmann, 4), La Giuntina, Firenze 19883, pp. 104, L. 12.000, un dramma in cui il difensore del Dio della teodicea si rivelerà nell'ultima scena essere Satana, e Un ebreo oggi. Racconti, saggi, dialoghi, Morcelliana, Brescia 1985, pp. 288, L. 24.000, raccolta di memorie, riflessioni, ritratti e un poema, Ani maamin, tutti legati all' esperienza sua e di altri scampati, vivi e tuttavia legati indissolubilmente ai morti.
Appartiene ancora al genere delle testimonianze (che ha nel Diario di Anna Frank il suo archetipo) un piccolo libro non abbastanza noto: Moshe Flinker, Il Diario profetico (1942-1943). Riflessioni di un giovane ebreo nell'Europa nazista, Città Nuova, Roma 1993, pp. 144, L. 13.000: è il diario, scritto in ebraico, di un giovane ebreo olandese, un poco più adulto di Anna Frank, deportato senza ritorno nel 1944 all' età di diciassette anni. Il giovane Moshe si interroga con terribile maturità sui dolori di Israele, sui silenzi della Bibbia e di Dio, senza perdere mai lo spirito di preghiera.
Un documento sconvolgente, che per quarant'anni è stato ritenuto autentico, è quello intitolato Yossl Rakover si rivolge a Dio: una 'lettera a Dio' scritta in jiddish, poche ore prima di perire tra le rovine del ghetto di Varsavia, da un combattente ebreo di questo nome. Una lettera di accusa a Dio e di fedeltà alla sua legge, scritta in realtà da Zvi Kolitz. L'edizione italiana, Zvi Kolitz, Yossi Rakover si rivolge a Dio (Piccola biblioteca Adelphi, 393), Adelphi, Milano 1997, pp. 91, L. 12.000, contiene anche una Postilla del curatore P. BADDE, e un breve saggio di E. Levinas, Amare la Torah più di Dio. Si tratta, anche se la lettera è apocrifa, di uno dei più impressionanti (e reali, perché tante volte ciò accadde davvero) esempi di riv, la contesa con Dio, il processo a Dio. Su questa linea si colloca anche l'opera di un non ebreo, S. Quinzio: tra i suoi numerosi libri citiamo almeno, La sconfitta di Dio («Piccola biblioteca Adelphi», 283), Adelphi, Milano 1996, pp. 104, L. 10.000. Allo 'scandalo' di essere costretti, dalla Shoà, a pensare a Dio, a parlare a Dio (anziché ascoltarlo soltanto come insegnava la tradizione ebraica biblica e rabbinica) si rifà P. De Benedetti, Quale Dio? Una domanda dalla storia, Morcelliana, Brescia 1996, pp. 80, L. 10.000, che afferma la necessità di cambiare non Dio, ma il nostro modo di pensarlo entro una «mitologia metafisica e imperiale».
Sebbene non recentissimo, va citato un saggio di J.B. Metz, Cristiani ed ebrei dopo Auschwitz, in Id., Al di là della religione borghese. Discorsi sul futuro del cristianesimo, Queriniana, Brescia 19902, pp. 144, L.16.000. Un altro teologo cattolico ha scritto recentemente un libro assai notevole sui nuovi problemi che Auschwitz ha posto alla teologia (se i teologi se ne rendono conto): G. Tangorra, Credere dopo Auschwitz?, San Lorenzo, Reggio Emilia 1996, pp. 176, L. 15.000.
Segnaliamo infine, oltre al n. 5 della rivista «Concilium» (1984) dedicato a L'Olocausto come interruzione: un problema per la teologia cristiana, due numeri recenti di riviste. Uno è l'edizione italiana del numero 8-9 della rivista francese «Pardès», intitolato Pensare Auschwitz, Edizioni Thalassa De Paz - Luca Gentili -Tranchida Inchiostro, Milano 1995, pp. 329, L. 22.000, che raccoglie saggi di alcune delle maggiori voci ebraiche di oggi. L'altra è «SIDIC», Service Internationale de Documentacion Judéo-Chrétienne, 2 (1998), edita a Roma dall'omonima istituzione delle Suore di Sion. Il numero qui citato si intitola Le bien et le mal après Auschwitz. Implication éthiques pour aujoud'hui, e dà un primo rendiconto (in attesa degli Atti) del Simposio Internazionale, con lo stesso titolo, svoltosi a Roma dal 22 dal 25 settembre 1997 per iniziativa della Pontificia Università Gregoriana e dell'Università «Tor Vergata».

Prof. Paolo De Benedetti



GIUDAISMO: LA PREGHIERA EBRAICA

Per il lettore italiano sono disponibili almeno quattro introduzioni generali alla preghiera ebraica. La prima in ordine cronologico è quella di E. Munk, Il mondo delle preghiere, DAC (Dipartimento di Assistenza Culturale dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), vol. I: giorni feriali, Roma 1992, pp. 216, L. 30.000: l'originale tedesco risale al 1936, rielaborato per l'edizione francese nel 1958. Dopo una breve presentazione dei tempi e delle strutture delle preghiere e delle benedizioni, il libro analizza minuziosamente le tre ‘ore' della preghiera quotidiana feriale, il ringraziamento dopo il pasto e la preghiera prima di coricarsi. Segue un glossario.

Più breve, ma certamente più consigliabile come primo accostamento alla prassi e alla teologia della preghiera ebraica è l'opera di J. Heinemann, La preghiera ebraica, Introduzione e traduzione dall'ebraico a c. di A. MELLO, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 19922, pp. 160, L. 15.000. La prima e più ampia parte tratta la preghiera nel pensiero dei maestri di Israele, la seconda si sofferma sullo Shemà e sulle Diciotto Benedizioni della liturgia quotidiana.
E qui, prima di proseguire, bisogna sottolineare che nell'ebraismo non esistono se non in maniera trascurabile due sfere di preghiera: quella privata devozionale e quella liturgica sinagogale. Anche la preghiera personale e domestica è – salvo poche varianti – quella liturgica sinagogale. Per questo sono così numerose le edizioni dei testi liturgici nei vari riti (italiano o romano, aschenazita o tedesco, sefardita o spagnolo, chassidico, ecc.), con testo e traduzione a fronte.

Le altre due introduzioni sono quelle di Schalom Ben-Chorin, Il giudaismo in preghiera, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1988, pp. 208, L. 14.000, e C. Di Sante, La preghiera di Israele, Marietti, Genova 19983, pp. XIV - 242, L. 35.000.

Una posizione a parte spetta al libro di L. Jacobs, La preghiera chassidica, Gribaudi, Milano 2001, pp. 240, L. 29.000, che si occupa soprattutto del modo (gestuale, musicale, teologico, mistico) della devozione chassidica, legata in maniera speciale ai maestri di tale movimento, e basata su un fondo di rito tedesco con immissioni sefardite.

Una buona traduzione (senza testo originale) con introduzione e note è quella a c. di L. Cattani, La preghiera quotidiana di Israele, Piero Gribaudi Editore, Torino 1990, pp. 224, L. 28.000, che contiene la liturgia feriale di rito spagnolo, ed è fornita anche di un'utile nota bibliografica. Si tratta di una sorta di siddur (libro liturgico contenente le preghiere feriali e sabbatiche, a uso dei fedeli non officianti), offerto ai lettori non ebrei: è però singolare che a lettori italiani venga presentata una liturgia non di rito italiano; ma è anche vero che nelle maggiori comunità ebraiche italiane vi sono sinagoghe e gruppi di tutti i riti.
Le edizioni bilingui di siddurim sono numerose: è stato ristampato nel 1979 il siddur a c. del defunto rabbino capo di Roma, D. Prato, Tefillà le-Dawid. Preghiere, Tipografia Giuntina, Firenze 1949, pp. 528, s.i.p., ma viene generalmente usato D. Disegni, Preghiere dei giorni feriali e sabati, Belforte, Livorno 1950 (e successive ristampe), pp. 283 (ebr.) + 283 (it.) e appendice di pp. LXXXVI + LXXXVI e indici. Si tratta del primo volume di quattro, contenenti rispettivamente anche i rituali di Capodanno, Espiazione e Tre feste: Pasqua, Pentecoste, Capanne, tutti riediti con poche varianti locali. Ma l'opus magnum della liturgia ebraica di rito italiano è il Machazor di rito italiano secondo gli usi di tutte le Comunità. Testo riveduto, tradotto e commentato da Menachem Emanuele Artom: Vol. I. Giorni feriali, Sabato, Ricorrenze minori, Carucci Editore, Roma 5750 - 1990, pp. XXXVII - 1809; Vol. II. Capodanno, Tre feste di pellegrinaggio, Selichoth, Carucci Editore, Roma 5752 - 1992, pp. XXXVI – 1526; Vol. III. Kippur, Carucci Editore, Roma 5748 - 1988, pp. XXX - 1263, s.i.p. L'opera, di straordinario valore testuale, liturgico e storico-critico, era completa ma edita solo per due terzi, ed è stata portata a termine dalla vedova, Elena Artom. Con questo machazor (termine che designa una raccolta liturgica completa, includente anche le feste, le solennità minori, le poesie liturgiche, i riti per le tappe della vita) il rito italiano ha una base testuale certa e autorevole.

Numerose sono anche le edizioni di singoli momenti liturgici, soprattutto quello della Haggadà di Pesach. Ne ricordiamo tre: Haggadà di Pésach, traduzione, introduzione e note di R. BONFIL, Fondazione Sally Mayer, Milano 19822, pp. CXLIV-184, che contiene anche una «Haggadà per bambini» e le varianti degli altri riti; A. Segre - C. De Benedetti - L. Sacerdote, La Pasqua ebraica. Testo e contesto dell'Haggadà. Le haggadot dell'Archivio Terracini, Zamorani, Torino 2001, pp. 315, L. 48.000, forse il migliore commento storico, liturgico, strutturale del rito della cena pasquale (il testo ebraico è riprodotto dal manoscritto di Mondovì); D. Lifschitz, L'Haggadah di Pasqua con commento chassidico, Gribaudi, Milano 2001, pp. 144, L. 34.000; Haggadà di Pesach. Ricordare per essere liberi, a c. di L. CAMPOS - R. DI SEGNI, Carucci Editore - Federazione Giovanile Ebraica d'Italia, Roma 19863, pp. 72, L. 12.000, con un commento sia tradizionale sia attualizzante e molte citazioni di autori moderni. Quasi tutte le edizioni della Haggadà sono illustrate, secondo la tradizione risalente al medioevo che proprio per questo libro liturgico – e solo per questo – fa un'eccezione all'aniconismo ebraico. Si pensi alla Haggadà di Sarajevo, opera sefardita del sec. XIV, riccamente miniata, o a quella illustrata da Emanuele Luzzati che qui citiamo per il suo pregio iconografico: Haggadà di Pesach, testo ebraico (rito sefardita) con traduzione e note di rav FERNANDO I. BELGRADO e prefazione di rav ELIO TOAFF, Giuntina, Firenze 19852, pp. 156, L. 40.000.

Sul Sabato, a parte i vari rituali anche separati, va citato, sebbene non sia propriamente un libro liturgico, il saggio di A.J. Heschel, Il Sabato. Il suo significato per l'uomo moderno, Garzanti, Milano 1999, pp. 156, L. 25.000.

Sul Qaddish, la grande preghiera che è alla base del Pater, B. Carucci Viterbi, Il Qaddish, Marietti, Genova 1991, pp. 84, L. 12.000, dove del Qaddish sono dati testo e traduzione secondo le varie forme che tale preghiera assume, con ampio commento.

Infine, tralasciando i rituali per le feste minori come Tu Bi-shvat, le nozze e i riti funebri, si possono ricordare due libretti introduttivi rispettivamente al culto e all'anno liturgico ebraico: J.J. Petuchowski, La liturgia del cuore, Edizioni Dehoniane, Napoli 1985, pp. 136, L. 8.500, e Id., Le feste del Signore. Le tradizioni ebraiche, Edizioni Dehoniane, Napoli 1987, pp. 150, L. 9.000.
Prof. Paolo De Benedetti